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AVVISO DI SELEZIONE PROGETTO S.I.P.L.A. SUD, SISTEMA INTEGRATO DI PROTEZIONE PER I LAVORATORI AGRICOLI – CUP G25G20000010007

AVVISO DI SELEZIONE PROGETTO S.I.P.L.A. SUD, SISTEMA INTEGRATO DI PROTEZIONE PER I LAVORATORI AGRICOLI – CUP G25G20000010007

Al Tuo Fianco Società Cooperativa Sociale seleziona n. 1 figure professionali da inserire nell’ambito del progetto “S.I.P.L.A. Sud, Sistema Integrato di Protezione per i Lavoratori Agricoli” selezionato a mezzo dell’Avviso pubblico N.1/2019 per la presentazione di progetti da finanziare a valere sul Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione 2014-2020 – OS2 Integrazione/Migrazione legale –ON2 Integrazione – e sul Fondo Sociale Europeo, Programma Operativo Nazionale “Inclusione” 2014-2020 Asse 3 – Priorità di Investimento 9i – Obiettivo Specifico 9.2.3 Sotto Azione III – Prevenzione e contrasto del lavoro irregolare e dello sfruttamento nel settore agricolo (CCI n. 2014IT05SFOP001).

In particolare si ricercano:
– N. 1 avvocato per l’attività di consulenza legale da svolgersi nel periodo dal 12/10/2020 al 31/12/2021.

La figura professionale dovrà avere esperienza in materia di: consulenza legale per rinnovi permessi, emersione lavoro nero, ricongiungimenti familiari, cittadinanza, denuncia differenza retributive e diritto del lavoro.

  • Sono richiesti titolo di studio: laurea in giurisprudenza e titolo di avvocato cassazionista, numero anni di esperienza 20
  • Sarà considerato titolo preferenziale l’esperienza pregressa con questo ente “Società Cooperativa Sociale Al Tuo Fianco”
  • Il compenso lordo previsto è di € 15.000
  • L’attività si svolgerà nella provincia di Salerno

Per candidarsi, inviare il proprio curriculum vitae all’indirizzo e-mail altuofianco@pec.it specificando nell’oggetto “Selezione Progetto SIPLA SUD – CUP G25G20000010007” oppure recapitarli di persona presso la sede in Via Santa Maria, snc – 84026 Postiglione (SA) entro e non oltre il 09/10/2020.

Allegati:
AVVISO DI SELEZIONE PROGETTO SIPLA SUD
DICHIARAZIONE CANDIDATO

Covid-19 e crisi economica, la Caritas Diocesana scende in campo. “Aumentate le file dei nuovi poveri”

La Fase 2 dell’emergenza sanitaria dovuta al Covid-19 ha rappresentato un punto di ripartenza importante che ha segnato la ripresa delle normali attività economiche ma che ha portato alla luce anche la drammaticità della prima fase. Incremento di povertà, mancanza di lavoro e difficoltà per tante famiglie: è questo il quadro che emerge dal rapporto nazionale della Caritas, organismo della Conferenza Episcopale Italiana.

Ma come si presenta la situazione nella Diocesi di Teggiano-Policastro? Ne abbiamo parlato con don Martino De Pasquale, Direttore della Caritas Diocesana.

  • Come ha vissuto la Caritas questo delicato periodo legato all’emergenza Covid-19?

“Da quando nel nostro Paese è iniziata l’emergenza epidemiologica da Covid-19, che poi purtroppo ha avuto in breve tempo carattere di pandemia, la Caritas non ha esitato a scendere in campo per restare accanto ai bisognosi e tendere la mano a chi vive l’esperienza drammatica della malattia o si impegna, in prima linea, nella guerra a questo killer silenzioso che è il Coronavirus”.

  • L’emergenza Covid-19 ha portato, purtroppo, a situazioni drammatiche legate all’economia che inevitabilmente pesano sulle famiglie. Può fornire qualche dato che sta emergendo nel nostro territorio?

“Purtroppo l’emergenza Coronavirus non si è rivelata tale solo dal punto di vista sanitario ma ha avuto un notevole impatto anche a livello economico. Molte persone, a causa della quarantena per contrastare l’avanzata del virus, hanno perduto il lavoro. Tanti piccoli artigiani e imprenditori, con la chiusura delle loro attività, sono rimasti in ginocchio e sono ormai numerosissime le famiglie che si ritrovano in difficili condizioni economiche. Questo delicato momento storico che stiamo vivendo ci apre gli occhi sulla nostra società. Purtroppo sono aumentate le file dei ‘nuovi poveri’ che si rivolgono alla Caritas. Non si tratta più solo degli indigenti ma di interi nuclei familiari che, a causa del Coronavirus, hanno risentito della crisi economica e non riescono più a soddisfare i loro bisogni ed esigenze quotidiane. Le richieste sono molteplici: dall’aiuto nella spesa, al pagamento di affitti e utenze”.

  • Avete continuato con le normali attività o sono state avviate nuove forme di aiuto?

“La Caritas Diocesana ha continuato le sue attività consuete, se pur rimodulate in ottemperanza alle disposizioni sanitarie. Accanto ad esse sono state avviate anche nuove forme di aiuto come la distribuzione di dispositivi di protezione individuale quali le mascherine, l’istituzione del pasto d’asporto nelle mense dei poveri, la messa a disposizione di strutture per chi fosse sottoposto a regime di quarantena, i centri di ascolto telefonico per restare in contatto con coloro che, durante questa emergenza sanitaria, hanno sperimentato ancor di più la solitudine e la propria fragilità psicologica”.

  • La rete Caritas in un momento di emergenza è un utile punto di riferimento anche per l’ascolto?

“Caritas ha sempre aperto le sue porte a quanti sono in difficoltà. L’ascolto è per noi una priorità. Ed è per questo che, in tempo di quarantena, quando non era possibile recarsi fisicamente presso il centro ascolto è stato prontamente attivato un recapito telefonico così da consentire ai nostri operatori di continuare la loro attività di assistenza a coloro i quali si trovassero in condizione di necessità”.

  • Quali sono programmi per il futuro?

“Certamente la Caritas non si fermerà ma continuerà ad assistere chi è nel bisogno con l’amore e la dedizione che da sempre la contraddistinguono. La solidarietà non conosce quarantene, la carità non si arrende mai. Per il prossimo futuro abbiamo in mente di attivare dei tirocini formativi, a totale copertura di spese, presso aziende del territorio così da incoraggiare l’inserimento lavorativo di coloro i quali, a causa dell’emergenza sanitaria, hanno perduto il posto di lavoro e ora versano in condizioni di grande disagio economico. Ovviamente, perché ciò si realizzi, sarà necessaria una mappatura del territorio per individuare le aziende disponibili ad accogliere questa iniziativa e creare contatti con gli imprenditori locali con i quali auspichiamo possa nascere un rapporto di dialogo costruttivo. Abbiamo intenzione, inoltre, di portare avanti il nascente progetto dell’Emporio della Solidarietà presso la città di Sala Consilina. Si tratta di un supermercato solidale in cui le persone bisognose, munite di una tessera e relativi punti assegnati in base alla composizione del nucleo familiare e alle condizioni economiche, possono provvedere autonomamente alla spesa quotidiana, acquistando i prodotti di cui hanno effettivamente necessità. Un’alternativa vantaggiosa al tradizionale pacco alimentare che consente di evitare sprechi e, dal momento che la tessera viene gestita dalla famiglia, diventa anche uno strumento educativo e di responsabilizzazione. L’aiuto è a tempo determinato per evitare assistenzialismo e accompagnare le persone all’autonomia. Gli operatori e i volontari dell’Emporio della Solidarietà analizzano gli acquisti e aiutano a ‘spendere’ i punti al meglio”.

  • Don Martino, in conclusione, vuole rivolgere un appello?

“Sì, vorrei rivolgere innanzitutto un appello agli imprenditori locali perché si mostrino favorevoli ad accogliere l’iniziativa dei tirocini formativi che potrebbe davvero offrire una boccata d’aria pura a quelle persone che oggi affannano a causa della disoccupazione da quarantena. Chi fosse interessato può contattarmi all’indirizzo email direttore@caritasteggianopolicastro.it. Rivolgo infine un appello a chi non conosce Caritas o a chi non si è mai documentato sul suo operato: il vostro sostegno è per noi fondamentale per far fronte alle richieste di aiuto dei nostri fratelli in difficoltà. Madre Teresa di Calcutta diceva ‘quello che noi facciamo è solo una goccia nell’oceano ma se non lo facessimo l’oceano avrebbe una goccia in meno’. E’ solo con il nostro contributo, il nostro impegno, la solidarietà, che possiamo vincere le sfide più difficili”.

– Claudia Monaco – da OndaNews.it del 25 luglio 2020

Test e controlli per gli ‘invisibili’

Analisi sierologica e tamponi, nella piana del Sele, per 20 profughi di aree a rischio: tutti negativi L’impegno di volontari Caritas, Croce Rossa e Asl. «La regolarizzazione? Ecco cosa occorre fare adesso»

Inviato a Eboli ( Salerno)

Covid e invisibili. Covid e irregolari. Covid e senza dimora. Covid e sfruttati, lavoratori in nero, senza diritti e senza tutele. Anche senza tutele sanitarie. E ancor più sfruttati durante l’epidemia. Ma c’è chi pensa a loro. Una bella squadra pubblica e di volontariato. Ieri a Santa Cecilia di Eboli, piana del Sele, Salerno, per tamponi e analisi sierologica proprio agli ‘invisibili’, sono stati all’opera la Caritas della diocesi di Teggiano-Policastro, la Croce Rossa e la Asl, coordinati dal dottor Lazzaro Lenza, referente dell’unità speciale Covid di Eboli che ha chiesto la collaborazione della Caritas. I volontari sono, infatti, attivi sul questo territorio da anni, prima col Progetto Presidio e ora col Progetto Sipla, e non hanno smesso con l’epidemia, assicurando prevenzione e informazione. E in queste settimane la Caritas è attivissima sul fronte della regolarizzazione, col sostegno dei patronati della Cisl e delle Acli. «Abbiamo già inviato 50 pratiche e altre 150 sono in fase di istruzione. Il 60% riguardano badanti e lavoro domestico, il 40% braccianti », ci spiega Alvaro D’Ambrosio, scout e coordinatore dei progetti Caritas. «Stiamo facendo una campagna informativa – aggiunge – con volantinaggi e messaggi via social a chi è registrato sul database di Presidio».

Lo stesso che è stato utilizzato per avvertire i braccianti invisibili dei controlli Covid, assieme a manifesti in arabo, messi nei negozi maghrebini e anche nella moschea, perché la maggior parte degli immigrati nella Piana del Sele è nordafricana. Si sono ora aggiunti i bulgari, alcuni provenienti da Mondragone, zona rossa per il Covid. E anche questo ha spinto all’iniziativa di ieri, malgrado fino ad ora non ci sia stato nessun caso di contagio tra gli immigrati dell’area. Anche se era girata la fake newsdi un focolaio. E le analisi di ieri lo hanno escluso. Le venti persone che si sono presentate sono risultate tutte negative al test sierologico e nei prossimi giorni si sapranno i risultati dei tamponi. Oggi e domani nuove analisi per altri immigrati che già hanno detto che verranno. Ma il Covid ha, invece, ulteriormente peggiorato la condizione di sfruttamento dei braccianti. «Per risparmiare, gli imprenditori prendono meno lavoratori – denuncia Alvaro – . Così gli occupati in agricoltura sono diminuiti del 20% ma la produzione non può scendere. Così vengono fatti lavorare più ore. Ovviamente in nero o con contratti in grigio». «Lo sfruttamento è lo stesso di prima – ci dice un bracciante –, anzi di più, perché ora dobbiamo lavorare per più ore. Senza mascherine e non rispettando le distanze di sicurezza. E se protestiamo perdiamo il lavoro». Ricordiamo che nella Piana c’è agricoltura intensiva, in serra, la cosiddetta ‘quarta gamma’, i prodotti in busta per la Grande distribuzione e per marchi famosi.

In questa situazione la Caritas si sta attivando con convinzione per la regolarizzazione. «Ma incontriamo molte difficoltà, sia per il contenuto del decreto sia per chi sta approfittando degli immigrati», denuncia l’avvocato Franco Esposito, responsabile dell’area immigrazione della Caritas diocesana. Il primo problema è aver limitato i settori da far emergere ad agricoltura e lavori domestici, «mentre nel nostro territorio molti sono impiegati nella ristorazione e nell’edilizia». E qui emerge un primo ‘trucco’. «Per quanto riguarda le badanti e le altre attività domestiche – spiega l’avvocato – per più del 90% si tratta di rapporti di lavoro veri e di datori di lavoro veri. Ma ci sono anche non pochi casi di imprenditori della ristorazione che stanno regolarizzando i propri dipendenti come domestici. In attesa di qualche modifica della norma». Ma c’è anche di peggio. «In agricoltura ci sono imprenditori che per regolarizzare il contratto hanno chiesto ai lavoratori 3.500 euro. I caporali arrivano a chiederne 5mila. E più si avvicina la scadenza più aumentano la cifra pretesa », accusa il legale. «Ce lo raccontano e noi gli diciamo di non farlo, che è illegale. E che poi ci rimetteranno loro. Ma alcuni ci cascano e pagano. E per paura di perdere il lavoro non denunciano», aggiunge Alvaro. Ci sono poi anche degli avvocati che si fanno pagare per fare pratiche inutili, che non servono per la regolarizzazione. Fanno fare dei pagamenti alle Poste e poi chiedono soldi anche per sé. Ma è anche la norma che provoca problemi. «Un richiedente asilo e con contratto di lavoro non può essere regolarizzato – denuncia l’avvocato –. E lo stesso chi ha una protezione speciale. Dovrebbe essere licenziato ma durante l’emergenza Covid non è possibile. E allora si devono dimettere col rischio poi di non essere riassunti. È veramente assurdo! Chi è in regola è più penalizzato. La norma va assolutamente modificata».

da “AVVENIRE” del 08 luglio 2020

Lavoro nero e caporalato, Caritas e Fai Cisl aprono sportello nel Vallo di Diano

Il Decreto-Legge 19 maggio 2020, ha segnato una tappa molto importante nel mondo del lavoro, soprattutto per quei settori problematici come l’agricoltura, l’allevamento, l’assistenza agli anziani e la cura della casa, in cui spesso il confine tra lavoro e sfruttamento è molto sottile. A svolgere questi lavori, fondamentali per la nostra realtà economica e sociale, il più delle volte sono stranieri e, per quanto concerne il settore agricolo, nella maggior parte dei casi, si tratta di immigrati irregolari, sottopagati e vittime del caporalato. Nel decreto rilancio, l’articolo 110-bis sull’emersione dei rapporti di lavoro, consente, finalmente, a queste persone di poter regolarizzare la propria posizione. «I canali previsti dal decreto sono due – ci dice l’avvocato Franco Esposito – Il primo prevede che i datori di lavoro possano regolarizzare i lavoratori attualmente in nero. Se sono migranti irregolari, questi riceveranno automaticamente un permesso di soggiorno. Il secondo canale, invece, prevede, per i migranti irregolari che già avevano lavorato nei settori di interesse e che hanno perduto il lavoro, la possibilità di ottenere un permesso temporaneo di sei mesi, per cercare un nuovo impiego nei settori concordati».

L’emergenza Coronavirus ha mostrato, purtroppo, quanto sia diffuso in Italia il lavoro sommerso. In tanti, nei giorni del lockdown, sono rimasti sprovvisti del lavoro, in quanto non in possesso di un regolare contratto. «Questa emergenza – prosegue l’avvocato Esposito – ci ha mostrato quanto lavoro sommerso ci sia in Italia». Solitamente la polemica politica si concentra sugli irregolari immigrati, ma la realtà è ben diversa.

«Spesso ci dimentichiamo quanti italiani, o stesso immigrati regolari, lavorino in nero favorendo criminalità organizzata». Far emergere, infatti, chi è presente in Italia, lavora o ha lavorato sul nostro territorio clandestinamente, è di grande aiuto per il contrasto della criminalità, del caporalato, del racket, soprattutto in un momento in cui, all’indomani dell’emergenza sanitaria, è necessaria trasparenza e collaborazione per poter rilanciare l’economia del nostro Paese, gravemente colpita. Ma soprattutto, questo, significa poter aiutare tanti fratelli bisognosi, che hanno il diritto di essere trattati con umanità.

da “Giornale del Cilento” del 24 Maggio 2020

Emersione del lavoro irregolare. Caritas e Cisl aprono sportelli nel Vallo di Diano

Il Decreto-Legge 19 maggio 2020, n.34 recante “Misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all’economia, nonché di politiche sociali connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19”, segna una tappa molto importante nel mondo del lavoro, sopratutto per quei settori problematici come l’agricoltura, l’allevamento, l’assistenza agli anziani e la cura della casa, in cui spesso il confine tra lavoro e sfruttamento è molto sottile.
“A svolgere questi lavori, fondamentali per la nostra realtà economica e sociale – si legge in un comunicato della Caritas di Teggiano-Policastro -, il più delle volte sono stranieri e, per quanto concerne il settore agricolo, nella maggior parte dei casi, si tratta di immigrati irregolari, sottopagati o vittime del caporalato”
Nel decreto rilancio, l’articolo 110-bis sull’emersione dei rapporti di lavoro, consente a queste persone di poter regolarizzare la propria posizione. I canali previsti dal decreto sono due. Il primo prevede che i datori di lavoro possano regolarizzare i lavoratori attualmente in nero. Se sono migranti irregolari, questi riceveranno automaticamente un permesso di soggiorno. Il secondo canale, invece, prevede – per i migranti irregolari che già avevano lavorato nei settori di interesse e che hanno perduto il lavoro – la possibilità di ottenere un permesso temporaneo di sei mesi, per
cercare un nuovo impiego nei settori concordati.

“L’emergenza Coronavirus ci ha mostrato, purtroppo, quanto sia diffuso in Italia il lavoro sommerso. In tanti, nei giorni del lockdown, sono rimasti sprovvisti del lavoro, in quanto non in possesso di un regolare contratto. Ciò ha affamato tante persone, privandole della loro dignità. Far emergere chi è presente in Italia, lavora o ha lavorato sul nostro territorio clandestinamente, è di grande aiuto per il contrasto della criminalità, del caporalato, del racket, soprattutto in un momento in cui, all’indomani dell’emergenza sanitaria, è necessaria trasparenza e collaborazione per poter rilanciare l’economia del nostro Paese, gravemente colpita. Ma soprattutto, questo, significa poter aiutare tanti fratelli bisognosi, che hanno il diritto di essere trattati con umanità. Spesso, i migranti che lavorano nei campi, vivono in condizioni disumane in baracche fatiscenti, in assoluta povertà e igieniche precarie. E’ a loro che bisogna guardare perché il lavoro diventi sostegno, vita e non sinonimo di dolore, abuso e sofferenza. Il nostro vescovo, Mons. Antonio De Luca, da sempre si batte a protezione e sostegno dei fratelli immigrati lasciati ai margini della società e, la Caritas Diocesana, già da diversi anni, porta avanti il “Progetto Presidio” nella Piana del Sele, contro lo sfruttamento dei braccianti e il caporalato. Una battaglia di civiltà per garantire a tutte le persone diritto fondamentali”.

All’indomani delle nuove normative sull’emersione del lavoro irregolare, Caritas, in collaborazione con la “Fai CISL” di Sala Consilina, scende in campo aprendo degli sportelli nel Vallo di Diano, per consentire ai lavoratori di regolarizzare la propria posizione a titolo gratuito. Ciò al fine di tutelare queste persone che potrebbero facilmente essere preda di truffatori senza scrupoli, i quali, in cambio di lauti compensi, si presterebbero a produrre la documentazione necessaria.
La Caritas diocesana continua, dunque, il suo impegno a sostegno dei diritti umani collegati ai temi della legalità e dignità del lavoro, promuovendo una maggiore giustizia sociale e un’umanità non più divisa in padroni e servi, ma comunione tra fratelli.

da Italia2tv.it del 22/05/2020

#tiascoltiamo 3336609467

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Servizio gratuito di sostegno emotivo a distanza

Di fronte all’isolamento forzato e all’eccezionalità dei comportamenti quotidiani che l’epidemia Covid-19 impone, è inevitabile sentirsi disorientati e destabilizzati.

SE ti senti solo, smarrito, impaurito, preoccupato

SE sei lontano dai tuoi affetti più cari

SE senti la necessità di essere supportato o semplicemente ascoltato

CHIAMACI #tiascoltiamo

La carità al tempo del Coronavirus

Sono giorni drammatici quelli che stiamo vivendo a causa del Coronavirus e di questa terribile epidemia che ci tiene con il fiato sospeso, offrendoci terribili scenari di sofferenza e morte. Un nemico invisibile questo “Covid-19”, il virus che ha completamente stravolto le nostre  abitudini. Contagi, quarantena, terapie intensive, decessi, sembrano essere solo queste le parole e gli argomenti che ogni giorno, purtroppo entrano nelle nostre case, attraverso i mezzi di comunicazione di massa e si fanno i conti con l’angoscia, il senso di impotenza, la solitudine… Le famiglie vengono isolate, le persone messe in quarantena, gli anziani, per ragioni di sicurezza, costretti ad evitare i contatti con figli e nipoti, potenziali “untori”, che potrebbero mettere a rischio la loro già fragile salute. Così c’è chi si organizza e ricorre agli smartphone e alle videochiamate per avere un surrogato di affetto, la visione di un sorriso incoraggiante.

Il governo corre ai ripari, le misure cautelative diventano ogni giorno più rigide, nella speranza di contenere i contagi e vincere la battaglia contro il virus. Le città si fermano, si chiudono le porte di negozi e uffici, vengono annullati persino le celebrazioni religiose e gli incontri in parrocchia. Eppure una porta resta aperta: quella della carità. Una carità che nessuno può annientare e che può, anche in un momento di crisi come questo, riscoprirsi più forte, operativa. E’ per questo motivo, che anche nel pieno dell’emergenza sanitaria, Caritas continua con entusiasmo il suo operato e la sua attività di assistenza e di attenzione ai bisognosi anche se, con le dovute precauzioni e nel rispetto di tutte le norme previste per contenere la diffusione del virus. Alcuni servizi già esistenti continuano ad essere attivi ma si riorganizzano alla luce dell’emergenza sanitaria. Si cerca di evitare il contatto diretto con le persone, per evitare di esporsi e di esporre gli altri a rischi, ma i centri di ascolto restano comunque attivi. Resta in vigore anche il “pacco alimentare” per il quale è stato pensato un sistema di consegna a domicilio che avverrà nel rispetto di tutte le norme igienico-sanitarie obbligatorie. Anche la mensa dei poveri si riorganizza alla luce dell’emergenza Coronavirus. E’ stato introdotto il pasto d’asporto, per coloro i quali hanno la possibilità di consumarlo presso il proprio domicilio. Coloro che fossero costretti, invece, a consumare il pasto presso la mensa, verranno opportunamente tutelati. Agli ospiti sono garantite tutte le norme igienico sanitarie previste.

Caritas scende in campo, inoltre, al fianco di tutti gli operatori sanitari e di coloro i quali necessitano di essere sottoposti a quarantena, mettendo a disposizione anche alcune camere preso le sue strutture. La Caritas di Teggiano-Policastro ha, inoltre, risposto anche all’appello sollevato da numerosi cittadini e ospedali, riguardo la mancanza dei dispositivi di protezione individuale, in primis delle mascherine. Ha infatti avviato, nei giorni scorsi, la fornitura agli ospedali “Maria SS. Addolorata” di Eboli e “Luigi Curto” di Polla, di mascherine fabbricate con l’aiuto di alcune imprese sartoriali del territorio e il supporto della Protezione Civile Vallo di Diano.

Solidarietà, carità, collaborazione non vanno in quarantena: Caritas resta sempre accanto a tutti coloro che sono più fragili e bisognosi di aiuto, offrendo il suo servizio come atto di fede, con quell’entusiasmo di chi crede con convinzione che è solo con l’aiuto reciproco, la cooperazione e l’amore che possono vincersi tutte le sfide, anche quelle più dure.

Non si tratta solo di migranti

“Non si tratta solo di migranti”, giornata del migrante domenica 29 settembre 2019.

Si svolgerà a Polla, presso il Santuario di Sant’Antonio, domenica 29 settembre a partire dalle ore 17:30, la giornata del migrante e del rifugiato. Il tema “non si tratta solo di migranti” è voluto e non casuale perchè non si intendano come migranti soltanto gli africani che arrivano in Italia con gli sbarchi; ma anche gli stessi italiani, nostri connazionali, che un tempo furono costretti ad emigrare in terre lontane, lasciando casa loro. Perchè non si dimentichi.

Formazione Volontari SCU

Continua la formazione per i ragazzi che lo scorso gennaio hanno iniziato la loro esperienza in Caritas diocesana, addentrandosi nel sociale. Questa volta durerà 2 giorni e si svolgerà a Maiori (Sa). La formazione residenziale di metà servizio è di fondamentale importanza, sia per comprendere il lavoro svolto sino ad oggi, sia per gettare le basi per il futuro. Strategica anche la permanenza in loco, per intensificare la rete di comunicazione ed inter- partecipazione tra la Caritas Diocesana di Teggiano- Policastro e le altre Caritas attive nei progetti interdiocesani di Servizio Civile.